La presenza in Emilia-Romagna di importanti e generosi benefattori (in primis, i Duchi di Modena e Parma) e la vivace attività di famose scuole con artisti di primo piano tra la fine del ‘500 e la metà dell’800, hanno fatto dei conventi cappuccini una concentrazione di beni culturali di inestimabile valore. Si tratta soprattutto di quadri (di diverse dimensioni, ma tutti di elevata qualità), di libri rari e preziosi (diversi gli incunaboli e molte le cinquecentine), ma anche di manufatti locali e altri pregevoli oggetti provenienti dalle tante missioni in diversi Paesi del mondo ove i frati hanno svolto il loro servizio di evangelizzazione e di promozione umana (varie regioni dell’Africa, India, Australia e Medio Oriente).

In ambito artistico, sulla creazione di questo patrimonio ha influito storicamente anche la devozione profonda nutrita da alcuni pittori verso l’Ordine, com’è attestato dalla volontà del Reni e del Guercino, che chiesero di essere sepolti con l’abito “alla cappuccina”. E tra i religiosi stessi della Regione non mancano artisti di valore, quali fra’ Stefano da Carpi nella seconda metà del Settecento e fra’ Agostino Venanzio Reali due secoli dopo.

Per quanto riguarda l’insieme delle arti figurative, il centro di conservazione ed esposizione sarà il Museo di San Giuseppe a Bologna (attualmente non accessibile perché in ri-allestimento). Esso fu fondato nel 1928 da padre Leonardo Montalti da Mercato Saraceno il quale, in seguito alla visita da superiore ai vari conventi della Provincia dei Cappuccini di Bologna e della Romagna, raccolse e fece confluire a Bologna il materiale più prezioso e più a rischio di dispersione al fine di conservarlo e di renderlo maggiormente fruibile. Sono pertanto presenti in questa raccolta dipinti di grande rilievo, sculture di diverso materiale (in avorio, ceramica e legno), nonché oggetti di vario tipo provenienti dai conventi, espressione fedele del peculiare stile di vita che in passato fu proprio della  famiglia cappuccina.

Alcuni dipinti sono giunti a Bologna grazie a donazioni da parte di privati particolarmente legati ai frati. Le opere coprono un lasso di tempo che va dal XIV secolo fino ai giorni nostri, e recano firme importanti come Simone dei Crocefissi, Iacopo di Paolo, Pietro Lianori, Innocenzo da Imola, Lavinia Fontana, Bartolomeo e Tiburzio Passerotti, Dionigi Calvaert, Gaetano e Ubaldo Gandolfi, Giuseppe Maria e Luigi Crespi, Ercole Graziani il Giovane, fino ai più recenti Piancastelli e Majani. Tra i dipinti, particolarmente degni di nota sono il Crocefisso di Simone dei Crocefissi, la Madonna con la rosa di Pietro Lianori, l’Incoronazione della Vergine di Iacopo di Paolo, la Crocifissione  di Marco Zoppo, l’Adorazione dei Magi di Flaminio Torri, la Crocifissione del Passerotti, San Francesco in estasi  di Bartolomeo Cesi, la Deposizione di Cristo dalla Croce di Gaetano Gandolfi, due ovali con i Santi Pietro e Paolo realizzati da Giuseppe Maria Crespi. Tra le altre opere, diverse paci in avorio e una pace niellata di Francesco Francia,  la grande e solenne terracotta raffigurante una sontuosa Madonna con Bambino detta Sedes Sapientiae realizzata da Zaccaria Zacchi nel 1523.

Prossimamente confluiranno a Bologna le opere già conservate nel Museo dei Cappuccini di Reggio Emilia che, dopo l’unificazione avvenuta nel 2005 delle due Province dei Cappuccini compresenti in Regione dal 1679, ha chiuso i battenti nel 2016 e i cui locali sono stati trasformati in alcuni appartamenti messi a disposizione della Caritas diocesana per accogliere famiglie in emergenza abitativa. Tra le opere pittoriche di maggiore pregio provenienti da Reggio Emilia vi sono due dipinti di Paolo Piazza (fra’ Cosimo da  Castelfranco), un dipinto raffigurante  San Francesco in preghiera davanti alla croce di Bartolomeo Passarotti  e molte tele del luminoso e giocondo fra’  Stefano da Carpi.

Per quanto riguarda i libri, le biblioteche dei conventi sono state alimentate nei secoli da importanti donazioni di privati e degli stessi frati: tantissimi volumi sono antichi e di pregio e molti di questi sono autentici gioielli.

Incoraggiati anche dalle disposizioni della Pontificia Commissione per i Beni Culturali della Chiesa e dagli orientamenti dell’Ordine, i Cappuccini si stanno impegnando seriamente nella conservazione e utilizzazione di opere d’arte e libri, valorizzandoli adeguatamente ed elaborando un progetto unitario incentrato sul convento di Bologna.

Nei voti di chi vi sta lavorando, alla catalogazione, conservazione e studio di tali opere, memoria stabile della tradizione cappuccina in Regione, dovrebbe affiancarsi sempre più la valorizzazione di questo prezioso patrimonio, ponte culturale e religioso tra passato e presente, tra Chiesa e società, tra credenti e non credenti. La via pulchritudinis appare infatti quella preferita dagli uomini d’oggi per arrivare al riconoscimento e al rispetto reciproco e a una autentica ricerca di Dio. Particolarmente gradito sembra essere quel connubio tra bellezza e semplicità che è tipico del francescanesimo cappuccino.

Il progetto dei Beni Culturali Cappuccini dell’Emilia-Romagna dovrebbe comprendere dunque un suggestivo e ampio spazio museale collocato nel convento di Bologna, due biblioteche (a Bologna il fondo antico e a Reggio Emilia quello moderno), un archivio (a Bologna) e due cinema-teatro (a Bologna e a Reggio Emilia).

Contatti

Fra Prospero Rivi
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